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La piccola strega Curadina

By 29 Gennaio 2019 Febbraio 22nd, 2019 No Comments

Anche la strega Curadina

ha bisogno di un micetto

Quanto sei superstizioso? Prima di rispondere sappi che può esserlo anche l’Alpe di Siusi. Tra l’erba dei pascoli e l’azzurro c’è qualcosa, lì dove gli alberi si fanno più scuri, tra l’hotel e il bosco Curasoa. All’improvviso Hannes Rabanser la vide: Curadina, la piccola strega. E il gatto nero? È il suo, se ci credi.

Nessuno ha idea di come il gatto sia arrivato all’Hotel Tirler. Ma a un certo punto c’era e basta. Quasi come Curadina. “Stranamente è molto amichevole” dice Hannes Rabanser. Sarà uno spirito benigno? O uno della gente selvatica? All’Alpe di Siusi dopotutto è stata sempre piena di creature meravigliose. O almeno così si racconta. Di quando ancora c’era la magia e le streghe stavano sedute sulle panche di pietra del Bullaccia, inacidendo il latte delle donne invidiose, gemendo per i campi e ballando durante i sabba sulla cima dello Sciliar. I temporali erano nelle loro mani. Tra il 1506 e il 1510, nel paese di Fiè allo Sciliar, le streghe furono condotte davanti al giudice. Cosa sarebbe successo allora a Curadina?

Curadina era stufa del male e dei dispetti delle vecchi streghe. Così almeno racconta Hannes Rabanser. Era diligente e premurosa, aperta al bene. Era giovane. Una piccola strega. Un giorno si svegliò. Fuori dal letto c’era questo piccolo, delizioso pezzo di bosco, pensò riferendosi al Bosch Curasoa, la foresta che sorge alle spalle dell’Hotel Tirler. Vi trascorse giorni e settimane. Curadina amava la vita libera. Finché un giorno non capì di essere osservata. Aveva sentito uno scricchiolio

Non era un gatto, bensì Emma, un gufo che da quella volta l’accompagna ovunque. Un consiglio: dirigiti verso le sorgenti di zolfo. È lì che passeggiano di solito Curadina ed Emma. Ecco perché le chiamiamo le sorgenti delle streghe. Dall’Hotel Tirler c’è un percorso che conduce nel cuore della foresta fino alle sorgenti, lungo un tortuoso sentiero.

La via magica: a piedi nudi alle sorgenti delle streghe.

È stato Hannes Rabanser ad avere l’idea per un nuovo sentiero naturalistico quando ha ripensato alle sorgenti di zolfo, un monumento naturale che sembrava dimenticato. Così ha iniziato a progettarlo insieme al comitato dell’Alpe. Ma quando l’azienda incaricata di aprire il sentiero si è presentata con camion e ruspe, Hannes ha esclamato: “non avete capito nulla!”. Già una volta gli umani avevano fatto irruzione nel regno delle streghe, che non volevano essere disturbate. Loro, per ripicca, avevano trasformato l’acqua delle sorgenti in un puzzolente brodo solforoso.

Hanes Mitterutzner, un falegname in pensione di Albes che da 45 anni frequentava l’Alpe di Siusi, la pensava allo stesso modo. Aveva sempre sognato di realizzare un sentiero come quello e finì per parlarne con Hannes Rabanser. La strada venne aperta e Hans vi trovò numerosi punti di energia positiva- Abbatté boschetti, mise bastoni, scelse i rovi come confine e rinunciò a recinzioni e ai ponti con le spire, per muschi e licheni restassero intatti. Il modo migliore per camminare sul sentiero delle streghe è a piedi nudi. E fino in fondo. “Le persone dovrebbero cercare il loro modo”, dice Hans. Nessuno si è mai perso fino a oggi. Per orientarsi basta seguire una triade, il segno celtico che sta per il numero tre.

Il numero tre: ma il gatto dov’è?

Hannes Rabanser crede nel numero 3. È il primo numero puro, dice. Tutto ciò che funziona nella vità è una tride, ha osservato negli anni. Curadina, le sorgenti e il sentiero ad esempio. Ma in tutto questo, dov’è finito il gatto? Il gatto c’è davvero. Enorme. Un esemplare formidabile. O una stregoneria. All’Hotel Tirler lo chiamano Fridolin.

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